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Podcast : il web (e i blog) nella didattica

Quinta di Copertina

Come ho già avuto modo di dire EduPodcast è una rassegna stampa professionale sui temi dell’educazione e dell’innovazione, curata da Antonio Sofi, il quale è anche autore di Webgol e curatore di Quinta di copertina, matura rassegna stampa tecnologica di Apogeonline (sito web ufficiale della famosa casa editrice Apogeo).

Vorrei segnalre la puntata dello scorso 20 maggio, che tratta di blogs e didattica attraverso un’intervista con Maria Teresa Bianchi, esperta dell’argomento, nonché curatrice del sito Blogdidattici… AppasionataMente . I temi trattati sono:

  • La generazione copia & incolla
  • L’uso del web (e dei blog) nella didattica
  • L’esperienza italiana di Blogdidattici

L’argomento mi appassiona per ovvii motivi e anche perchè non appena la mia scuola si doterà di una connessione a banda larga, il blog didattico sarà ciò che realizzerò con le mie classi in laboratorio. Non a caso ho già fissato degli spazi web per questo proposito con WordPress e Blogspot.

Da una conversazione via mail che ho avuto con Antonio Sofi ho saputo che in quell’occasione si è parlato anche di me, peccato che il pezzo sia stato poi tagliato.

Ascolta il podcast (10 minuti)

Link diretto alla pagina.

EduPodcast: un modo nuovo di fare informazione scolastica con servizi audio per insegnanti e studenti

Garamond

Sono appena inizierate le trasmissioni di Web Docet, network della più grande comunità di rete della scuola italiana (nonché casa editrice) che si occupa di formazione a distanza e di didattica digitale: Garamond.

Podcast rassegna stampa su scuola, formazione e tecnologie, a cura di Antonio Sofi, con puntate settimanali che offriranno spunti di lettura, segnalazioni e commenti su quanto di più interessante viene pubblicato su carta e online, sempre sugli argomenti a noi cari di tecnologie didattiche digitali.

Distribuito in modalità podcast e della durata di circa trenta minuti, Web Docet si occupa di come fonti diverse (quotidiani, web e blogosfera, riviste specializzate) raccontano il complicato mondo della scuola e della didattica – con una attenzione particolare al ruolo giocato dalle nuove tecnologie, digitali e non. La rubrica è settimanale (on line ogni sabato).

Il servizio è davvero molto interessante, ben fatto e immediato. Questo sito continuerà a segnalare i podcast di Web Docet.

Antonio Sofi insegna giornalismo e nuovi media all’Università di Firenze, e collabora con varie testate, on line e non. Si occupa principalmente, oltre che del suo amato giornalismo, di politica e di nuove tecnologie.

Ascolta la puntata del 9 settembre.

Link diretto al sito.

Via Pandemia. Presente anche sul blog personale.

Dal prossimo anno addio alle “Primine”

Anche se si tratta di un “anno ponte”, secondo la definizione in voga a Viale Trastevere, molte sono le novità annunciate.

Questo il comunicato del Ministero della Pubblica Istruzione dal titolo inequivocabile le “Primine” cesseranno dal prossimo anno scolastico:

“Le bambine e i bambini che compiranno sei anni entro il 30 aprile 2007 potranno sostenere gli esami di idoneità per l’accesso alla seconda classe della scuola primaria.
Il provvedimento intende salvaguardare le aspettative delle famiglie che usufruiscono della possibilità di anticipare la scolarità obbligatoria, possibilità che invece non sarà più consentita a partire dall’anno scolastico 2007/2008.
In questo modo viene tutelata limitatamente a quest’anno anche la programmazione dell’offerta formativa delle scuole private in grado di erogare questo servizio e che avevano accolto le iscrizioni tenendo conto di precedenti disposizioni che non saranno più applicate a partire dal prossimo anno scolastico.”

In buona sostanza questo sarà l’ultimo anno per gli anticipi nelle scuola primaria. Il provvedimento è assunto “in via eccezionale, limitatamente al corrente anno scolastico”, dopodichè si tornerà al regime antecedente la riforma, ossia niente più anticipi.

Un’inversione di tendenza rispetto a quanto affermato dalla nota del 31 agosto scorso.

Consulta la nota n. 7265/FR del 31 agosto 2006, pdf: indicazioni in materia di esami di idoneità nell’ambito del primo ciclo.

Dalle prove Invalsi ottimi risultati per la scuola primaria, poi un netto peggioramento

L’Invalsi, Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione, assegna voti mediocri alla scuola italiana, soprattutto alle medie e alle superiori, per scienze e matematica.

Da una panoramica che emerge dai punteggi delle Rilevazioni Nazionali del Sistema Istruzione per l’anno scolastico 2005-06, le scuole elementari del Sud risultano migliori di quelle del Nord, le quali tuttavia recuperano primeggiando nei cicli secondari.

Sono questi i risultati più eclatanti emersi dalle rilevazioni Invalsi, ottenuti con i dati aggregati per province e regioni, riguardante le famose prove a test svolte nello scorso anno scolastico.

Ottimi i giudizi alle elementari, poi un netto peggioramento alle medie e un ulteriore arretramento alle superiori: a livello nazionale il punteggio Invalsi complessivo si avvicina a 80 nei test effettuati nelle seconde e le quarte classi delle scuole primarie; invece in quelli condotti sugli alunni che frequentano la prima media scende sotto 56 e si riduce ancora di una decina di punti negli Istituti Superiori (47,4).

Questi sono i risultati totali del Paese per la scuola elementare dei punteggi normalizzati:

Prova di italiano II anno: media 77,83
Prova di matematica II anno: media 81,54
Prova di scienze II anno: media 88,62

Prova di italiano IV anno: media 61,31
Prova di matematica IV anno: media 65,72
Prova di scienze IV anno: media 83,04

I risultati completi (di tutte le province, le regioni, il tipo di prova e il grado di scuola) sono consultabili, effettuando un semplice login, da questa pagina dell’Invalsi.

Il 76,5% dei pediatri italiani favorevole al grembiule

Il grembiulino degli alunni non risente dei segni del tempo e continua a fare proseliti. Almeno tra i pediatri italiani che si dichiarano favorevoli alla sua adozione. Il 76,5%, infatti, sostiene che il grembiule non debba essere abolito ma vada indossato tra i banchi di scuola. A rivelarlo un’indagine condotta dal pediatra Italo Farnetani, docente all’Università di Milano, nel corso del XXVIII Congresso Europeo di pediatria a Madonna di Campiglio e descritta alla vigilia del ritorno degli studenti in classe.

Grembiulino sì, dunque, ma con innegabili differenze tra un’area e l’altra del Paese. Al Nord-Ovest, in particolare, i pediatri sono favorevoli alla sua adozione soprattutto per una questione di igiene. Aspetto fondamentale, questo, anche nel Sud e nelle Isole del Belpaese, un po’ trascurato, invece, in Centro e nel Nord-Est della Penisola. Molte malattie infettive -spiega Farnetani all’ADN KRONOS SALUTE- si trasmettono non solo attraverso le vie respiratorie ma anche mediante le secrezioni. Queste, infatti, veicolano i virus e finiscono per essere responsabili di raffreddori, infezioni intestinali, congiuntiviti, diarrea e altri guai per i piccoli. I bambini, si sa, sono soliti pulirsi le manine anche su ciò che hanno addosso, e così il contagio è in agguato. Non solo tra i banchi di scuola, ma anche a casa, poiché gli agenti infettivi viaggiano fino ad arrivare tra le mura domestiche. Ecco dunque -prosegue il pediatra- che il grembiulino diventa una sorta di barriera. Una volta giunto a casa finisce nel cesto dei panni sporchi e si stronca così il viaggio degli agenti infettivi.

Ma ci sono altri motivi per cui il grembiule raccoglie il favore dei camici bianchi. Gettonata, soprattutto nel Meridione, la questione economica. Ovvero il grembiule diventa un mezzo per mimetizzare differenze, nascondendo griffe e marche che mancano su magliette e jeans dei piccoli meno abbienti.

Al Nord questo aspetto si avverte meno -puntualizza Farnetani- ma nel Centro-Sud e nelle Isole è sostenuta dall83% dei pediatri. Non mancano, poi, gli scettici del grembiulino, tra cui a sorpresa si colloca lo stesso Farnetani. Seppur minoranza -rappresentano il 23,5% dei pediatri- dicono no allomologazione tra i banchi di scuola. E si dividono in due gruppi: quelli che lo percepiscono sostanzialmente come una divisa, presenti soprattutto nel Settentrione, e quelli che invece sono preoccupati dalla discontinuità che il grembiule introduce nel passaggio da casa a scuola. In un target, assicurano, particolarmente abitudinario, qual è quello dei bambini. Per i piccoli -precisa Farnetani- è molto importante la continuità. Indossare il grembiule vuol dire rimarcare ancor più la differenza tra casa e scuola. Un aspetto psicopedagogico che reputo fondamentale e che dovrebbe indurre ad abolirne l’adozione.

Quanto all’aspetto dell’igiene credo che sia preferibile -prosegue il pediatra- insegnare ai piccoli a lavare bene le mani, compresi dorsi e polsi, chiudendo il rubinetto con un fazzoletto monouso. Le maestre, poi, dovrebbero lavare giochi e pennarelli una volta a settimana, evitando così che si accumulino batteri.

Sul fronte delle differenze economiche tra i piccoli, poi, nessuna paura. I bimbi non le colgono dai vestiti che indossano -assicura Farnetani-. Tra loro prevalgono le preferenze per la maglia della squadra del cuore o della Ferrari. Le griffe e le marche non contano, e i genitori devono insegnare loro a non rincorrerle. Del resto -conclude il pediatra- se anche fossero in grado di capirle, potrebbero leggerle su zainetti, penne e trolley. Non saranno certo jeans, gonne e magliette a far la differenza.

Partecipa al sondaggio (sulla barra laterale del sito): grembiule sì o no?

Fonte Adn Kronos Salute, 8 settembre 2006

Anno Scolastico 2005-06: le dieci novità per alunni e professori

Esami di Stato. La novità più importante per studenti e genitori (per il momento soltanto annunciata) riguarda gli esami di Stato. Il prossimo mese di giugno, circa 500 mila studenti delle scuole superiori italiane potrebbero fare i conti la maturità modello Fioroni che, per ridare credibilità all’esame, ha pensato al ritorno dei commissari esterni (in numero pari ai membri interni). Ritorna anche l’ammissione all’esame, finora (quasi) automatica per chi frequenta il quinto anno, mentre il presidente dovrà sovrintendere agli esami di due classi. Queste le novità più importanti.

Riforma delle superiori. Uno dei primi atti del neo ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, è stato il blocco della riforma della scuola secondaria di secondo grado. Gli otto licei pensati dall’ex titolare dell’Istruzione, Letizia Moratti, e il passaggio dell’istruzione professionale alle regioni è stato ‘surgelato’. Niente sperimentazione, quindi, almeno per il 2006/2007. Istituti tecnici e professionali non saranno ‘licealizzati’.

Torna la pagella. L’annosa questione del tutor nella scuola dell’infanzia (l’ex materna), primaria (ex elementare) e media è stato finalmente chiarito. E’ passata la richiesta dei sindacati di categoria che chiedevano la cosiddetta contrattualizzazione (accordo con i sindacati per quello che riguarda gli aspetti economici e organizzativi) della funzione. Al momento il tutor è stato ‘sospeso’ e con esso anche il portfolio delle competenze e le schede di valutazione che hanno fatto tanto penare gli insegnanti. Si ritorna quindi alle pagelle con la scheda separata per la valutazione della Religione.

Anticipi. Non dovrebbe essere più possibile, a meno che non siano presenti tutte le condizioni previste dalla norma, iscrivere i bambini di due anni e mezzo alla materna. Lo ha ribadito il titolare di viale Trastevere nel provvedimento sull’avvio dell’anno scolastico 2006/2007. In barba ai protocolli d’intesa fra comuni e Uffici scolastici regionali, alle disponibilità in organico e alle liste d’attesa nel 2005/2006 i piccoli ‘portoghesi’, come sono stati chiamati dai sindacati, sono stati 26 mila.

Diplomifici. La lotta ai diplomifici è stata una delle prime mosse del nuovo inquilino di Palazzo della Minerva. Nel corso dell’ultima maturità una task force di ispettori ha controllato gli esami, soprattutto nelle scuole paritarie e annullando la prova a centinaia di studenti. Soprattutto esterni e saltanti che non erano in possesso dei requisiti. Durante le ispezioni sono state revocate anche un certo numero di parità scolastiche.

Orario di lezione
. Viene abolito, spiegano i sindacati, ‘l’orario spezzatino’: le 27 ore obbligatorie più 3 opzionali e l’eventuale orario per la mensa. Da quest’anno si ritorna alle 30 ore settimanali alla media e all’orario ante Moratti all’elementare.

Autonomia scolastica. E’ stata aumentata potenziata la cosiddetta Autonomia scolastica. Il ministro Fioroni ha raddoppiato la quota oraria che le scuole possono, in nome dell’Autonomia, autogestire portandola dal 10 al 20 per cento del monte ore annuo. Un passaggio che consente agli istituti di ‘personalizzarè l’offerta formativa più di quanto non fosse possibile in passato.

Valutazione Invalsi. Salta la tanto discussa valutazione Invalsi, obbligatoria per tutti gli istituti del territorio nazionale, che in futuro sarà rivista e diventerà campionaria. Saranno gli alunni delle scuole elementari, medie e superiori di un campione di scuole italiane a svelarci quanto è in grado di produrre il sistema di istruzione e formazione italiano.

Provveditorati agli studi. Tutti li continuano a chiamare Provveditorati, ma negli ultimi anni sono stati oggetto di due modifiche. La prima circa 5 anni fa li ha trasformati in Centri servizi amministrativi (Csa) e un paio di settimane fa hanno cambiato ancora denominazione: con un recente direttiva il ministro Fioroni li ha trasformati in Uffici scolastici provinciali: ritornando più o meno ai provveditorati.

Edilizia. E’ una delle novità più ‘pesanti’ lasciata in eredità dallo scorso Esecutivo. Quest’anno, per la prima volta dopo dieci anni, circa metà degli oltre 7 milioni e 700 mila alunni saranno ospitati in scuole ‘fuorilegge’. Il termine ultimo per adeguare gli edifici scolastici alle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sono scadute lo scorso 30 giugno e il ministro Fioroni non ha voluto ulteriori proroghe. Di qualsiasi incidente dovesse accadere a scuola risponderanno gli enti locali preposti alla gestione dell’edilizia scolastica. Ma comuni e province pur volendo non hanno i fondi per adeguare tutte le scuole. Secondo le ultime stime mancherebbero all’appello da 4 a 7 miliardi di euro.

Tratto da Repubblica on line.